Il mare «è amaro» scrive Giovanni Verga ne I Malavoglia.
Un’amarezza fatta dal lavoro invisibile di milioni di persone. A tanti, infatti, l’infinita distesa cristallina evoca solo le vacanze. Si dimentica che è invece l’elemento principale dietro cui si muove una filiera vitale. Trascuriamo il fatto che quasi tutto ciò che consumiamo abitualmente arriva nelle nostre case grazie a chi lavora a bordo. A loro è dedicata la Domenica del mare. Una giornata di preghiera, sostegno e riflessione sulle condizioni di vita dei lavoratori marittimi e delle loro famiglie celebrata la seconda domenica di luglio su iniziativa dell’Apostolato del Mare della Conferenza episcopale italiana.
L’appuntamento nazionale dell’edizione 2026 si terrà sabato 11 e domenica 12 luglio in Calabria, nell’arcidiocesi di Rossano-Cariati. Sabato l’appuntamento è alle 18 al Molo peschereccio di Cariati (Cosenza) per la benedizione dei pescatori e dei pescherecci, seguita da un incontro nell’area portuale al quale parteciperanno, tra gli altri, l’arcivescovo di Rossano-Cariati Maurizio Aloise e il direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro e dell’Apostolato del Mare don Bruno Bignami. Seguirà un reading letterario sul tema del mare, una dimostrazione della Scuola vela della Lega Navale Italiana e l’apertura della mostra “Famiglie e barche della comunità marinara di Cariati”, dedicata alle tradizioni locali. Domenica 12, alle 10, l’arcivescovo Aloise presiederà la celebrazione eucaristica nel mercato ittico di Schiavonea, a Corigliano-Rossano. Al termine i partecipanti potranno visitare la mostra “Ricordi Azzurri”.
Il tema scelto quest’anno è “Oltre le merci e il commercio: il volto umano del mare”. Come sottolinea don Bruno Bignami, il settore muove circa il 90% delle merci mondiali. Il mare, quindi, «è la vena che trasporta l’economia del mon-do, ma sulle navi i contratti di lavoro, la fatica e la pesantezza portano i marittimi a soffrire ritmi sempre più stressanti». L’Apostolato del Mare coinvolge alcune decine di sacerdoti impegnati nella pastorale dei marittimi nelle diocesi portuali. Un ministero che si articola in base «al discernimento sulla situazione specifica di ogni luogo» e si ripensa alla luce dei “segni dei tempi”.
«Negli ultimi anni – spiega il direttore – le navi rimangono sempre meno giorni in porto, diventato luogo di carico e scarico, di passaggio veloce. C’è così un maggior guadagno che porta però a stressare sempre di più il personale». Un meccanismo ignoto al consumatore finale. « Noi vediamo le merci arrivare nelle nostre case senza pensare al lavoro che c’è alle spalle, alla mancata tutela dei lavoratori», riflette don Bignami.
Nel messaggio inviato per la Domenica del mare ai cappellani, ai volontari e a quanti lavorano in mare, il prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, il cardinale Michael Czerny, scrive che «la crisi dello Stretto di Hormuz ha ricordato al mondo quanto profonda sia la dipendenza dell’umanità dal mare e da coloro che vi lavorano ». Guardando a queste tensioni don Bignami rimarca come spesso «i marittimi sono costretti a lavorare oltre i limiti contrattuali, rimanendo sulle navi per tempi più prolungati, senza poter tornare a casa, vedere le proprie famiglie e le proprie comunità». A questo si aggiunge il fenomeno delle navi abbandonate a seguito dei fallimenti finanziari degli armatori. « In questi casi la cura pastorale si traduce nel non far mancare l’essenziale come cibo, acqua e abbigliamento », dichiara il direttore.
L’Apostolato del Mare segue inoltre da vicino le comunità dei pescatori, un comparto storico che in Italia «attraversa una crisi d’identità e di sostenibilità economica – sono le parole di don Bignami –. Nelle marinerie principali, da Chioggia a San Benedetto del Tronto, da Mazara del Vallo a Molfetta, si assiste a una progressiva riduzione dei pescherecci in attività. È un mestiere per tanti versi in crisi dove manca il ricambio generazionale e i guadagni non sono significativi, col rischio che questo lavoro venga progressivamente abbandonato».
La crisi del settore ittico è inevitabilmente connessa alle emergenze ambientali. Nel suo messaggio, il cardinale Czerny affronta anche il tema dei mari che oggi «soffrono sempre più a causa dell’inquinamento ». Richiamando il concetto di ecologia integrale, cuore dell’enciclica di papa Francesco Laudato si’, don Bignami sottolinea l’urgenza di una «educazione rispetto alla cura del mare». Le acque stanno cambiando rapidamente, «soprattutto per la presenza di nuove specie a causa dell’innalzamento della temperatura. Tutto questo ha un impatto sul lavoro e sulle comunità ». A bordo convivono per mesi nazionalità diverse e a tal proposito don Bignami ricorda come «i marittimi rappresentano un grande laboratorio di dialogo interreligioso. Laddove persone di culture, provenienze e lingue diverse si trovano a lavorare per la stessa realtà, spesso il lavoro porta a una forma di solidarietà e di vicinanza che fa superare tante distanze».
Articolo di Avvenire del 10/07/2026
Roberta Pumpo