APOSTOLATO DEL MARE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Marineria di San Benedetto, allarme sul caro gasolio. “Costretti a fermarci”

L’impennata dei costi del carburante causata dalla guerra nel Golfo sta mettendo in ginocchio il settore della pesca nelle Marche.
10 Aprile 2026

L’impennata dei costi dei carburanti sta mettendo in ginocchio il settore marittimo. Armatori in pressing sulla Regione: "Spese alle stelle, rischiamo il blocco". Le marinerie delle Marche rischiano di doversi fermare a causa dell’impennata dei costi del gasolio.

L’impennata dei costi del carburante causata dalla guerra nel Golfo sta mettendo in ginocchio il settore della pesca nelle Marche. A San Benedetto, dove ha base la flottiglia peschereccia più grande della regione, in una riunione con gli armatori è emerso chiaramente il pericolo di interruzione dell’attività di pesca. "I costi insostenibili dei carburanti stanno portando le marineria al blocco dell’attività di pesca", lancia l’allarme Marilena Fusco, direttrice nazionale di PescAgri Cia.

"Il problema contingente più grave è il caro gasolio – dice l’armatore sambenedettese Pietro Ricci –. L’aumento repentino del prezzo ci impedisce di fare reddito col nostro lavoro". Le proposte della più importante marineria delle Marche si concretizzeranno a breve in una richiesta di coinvolgimento delle istituzioni regionali e nazionali. "Chiediamo un tavolo tecnico e una risposta urgente dalle istituzioni e dalla politica in generale – aggiunge Ricci –. Il blocco del comparto produrrà la perdita di posti di lavoro, una crisi imprenditoriale senza precedenti e sulle nostre tavole scomparirà il pesce fresco di San Benedetto". Michele Del Zompo, presidente dell’Associazione dei pescatori sambenedettesi, che ha ospitato l’incontro, ammette infatti che "non è più possibile sostenere l’aumento del costo del gasolio, non c’è più la possibilità per le nostre imprese e le nostre famiglie di superare i costi di gestione".

Fusco (PescAgri Cia) evidenzia i gravi pericoli che la congiuntura internazionale causa per il comparto. "Per la marineria sambenedettese, come per le marinerie delle Marche e di tutta Italia, i problemi sono innumerevoli e tutti aggravati dalla guerra e dal caro gasolio – osserva –. La marineria sambenedettese ci ha chiesto di intervenire e di cercare di avere al più presto risposte sia dalla Regione che dal ministero, per cercare di colmare almeno in parte questa grave crisi che sta colpendo il settore, con il pericolo che scompaia definitivamente. PescAgri Cia chiederà dunque un incontro urgente alla Regione e al ministero anche per rimodulare il fermo pesca, perché pensiamo che così forse si riuscirà a dare un po’ di respiro in più al settore in questo momento critico. Se si fermano le imbarcazioni, come accadrà se non ci saranno rimedi concreti, si interromperà la filiera agro-ittica e persino i consumatori saranno danneggiati, se sul mercato resterà soltanto pesce importato e spesso non controllato".

Dello stesso avviso è Giuseppe Micucci, responsabile del settore pesca di Confcooperative agrolimentare e pesca Marche. "Prima della guerra in Iran – calcola –, il gasolio per i motopescherecci era venduto a 66 centesimi per litro. La settimana scorsa il prezzo era salito a 1,14 euro e questa settimana è ancora in forte aumento. La guerra ha raddoppiato il prezzo del gasolio, che incide in maniera essenziale sulle società di armamento della pesca. Per la nostra attività è un costo altissimo e il guadagno non riesce più a sopperire a questa voce di costo".

"I prezzi di vendita del pesce sono sostanzialmente immutati da anni – dice ancora –, quindi questo comporta una grave crisi per le imprese di pesca, solo attenuata dal recente decreto ministeriale, che dà un credito di imposta del 20%. Come si può capire, però, il gasolio va pagato subito e il credito di imposta potrà essere ammortizzato tra diversi mesi, quindi la liquidità delle imprese è fortemente segnata. Se la guerra continua, e l’ipotesi di un accordo di pace sembra già in bilico, e se lo stretto di Hormuz continuerà a essere chiuso, il rischio reale è che le imbarcazioni dovranno fermarsi, perché non riusciranno a sostenere un costo del gasolio così elevato. Va considerato che le imbarcazioni da pesca spendono decine di migliaia di euro al mese, per cui la situazione è particolarmente grave".

 

Articolo del Resto del Carlino: Caro gasolio, sos pesca. Marinerie verso lo stop: "Costretti a fermarci"