APOSTOLATO DEL MARE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

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8 febbraio 2018
“Gli apostoli erano dei pescatori, uomini di mare; Cristo stesso soggiornava insieme con loro presso il mare e sul mare. Il mare, dunque, è diventato un particolare luogo dell’incontro dell’uomo con Dio; il luogo toccato dal piede del Salvatore del mondo; il luogo, su cui è stato scritto un capitolo essenziale della storia della salvezza”[1]
Fedeli al mandato di Gesù anche oggi ci si rivolge a tutte quelle persone che fanno “del mare, che pare invalicabile elemento, e che separa gli uomini fra loro, una via di comunicazione, anzi la via più largamente e febbrilmente percorsa”. A tutti coloro che hanno “per casa la nave, per campo di lavoro il mare, per patria il mondo”.[2]
Tra le tante immagini della vita di Gesù legate al mare “la tempesta sedata” è sembrata quella che maggiormente potesse esprimere l’identità dell’Ufficio Nazionale per l’apostolato del mare. Essa non descrive la sua attività ma le ragioni del suo esistere e operare.
“Con i suoi mutevoli aspetti, il mare ci ricorda, dunque, che la nostra città necessita di una guida e di un sostegno che ci accompagnino attraverso i marosi dell’esistenza. Torna alla mente la suggestiva pagina evangelica, che presenta i discepoli sulla barca con Gesù in mezzo al mare: “Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; e Gesù dormiva. Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: Salvaci, Signore, siamo perduti! Ed egli disse loro: Perché avete paura, uomini di poca fede? Quindi levatosi sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia” (Mt 8, 23-26).
La scena non abbisogna di commento: Gesù è il vero Signore della storia; lui è il dominatore degli eventi, che dipendono in ogni momento dalla sua volontà onnipotente. Lui può orientare e sostenere la navicella della nostra esistenza anche nei momenti più difficili e bui”.[3]
“Cari fratelli, queste parole del Signore siano anche per voi motivo di fiducia e di incoraggiamento nelle difficoltà e nei momenti bui; siano garanzia della continua assistenza, che egli non fa mancare a chi si rivolge a lui con fiducia: a lui che ha la chiave di tutti gli enigmi del cuore umano e che dà il senso ultimo ad ogni azione. Se, come gli apostoli, avrete con voi Gesù nella rotta della vita, non avrete a temere né tempeste, né venti contrari. L’immagine della barca è simbolo della Chiesa nel mondo… La Chiesa è questo legno di salvezza che vi assicura la traversata e il Cristo è il porto sicuro, è il faro che orienta ed illumina la vostra navigazione.”[4] .

[1] Giovanni Paolo II, CELEBRAZIONE DELLA PAROLA CON LA GENTE DEL MARE, Molo della Piazza Kosciuszko (Gdynia)- Giovedì, 11 giugno 1987
[2] (Paolo VI, PELLEGRINAGGIO AL SANTUARIO MARIANO DI NOSTRA SIGNORA DI BONARIA, OMELIA, Cagliari, 24 aprile 1970)
[3] INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II CON I MARITTIMI, I PESCATORI E I PORTUALI PRESSO IL PORTO COMMERCIALE DI GAETA Domenica, 25 giugno 1989
[4] Giovanni Paolo II discorso ai portuali e ai pescatori, Civitavecchia 19 marzo 1987